lunedì 20 luglio 2015

Il Figlio Del Male - SOGNO I

E' notte fonda, Gian si trova d'avanti all'ospedale AEHPA di Salonicco, un edificio immenso, più grande di quanto se lo ricordasse, centinaia di finestre da cui usciva una luce che illuminava l'edificio stesso ma gettando allo stesso tempo nel buio tutto ciò che lo circondava.

Gian era li per un motivo: era successo qualcosa di grave, "Mio Padre!" pensò, "Devo andare a vedere subito come sta!", così affrettò il passo verso l'entrata che era proprio di fronte a lui, due porte scorrevoli si aprirono lasciandolo entrare.

Si ritrovò nella reception dell'ospedale, ma non c'era nessuno, nessuno a ricevere chi sarebbe entrato dietro al bancone, che si trovava subito d'avanti l'entrata, nessuno ad aspettare di poter vedere il proprio caro sulle numerose sedie, che si trovavano a lato dell'entrata.

L'assenza di persone in quella stanza, il silenzio totale che regnava in quell'ambiente, il pavimento, i muri e il soffitto dal colore chiaro, rendevano in qualche modo la forte luce che illuminava la reception quasi accecante in qualunque direzione Gian volgesse il suo sguardo, c'era solo un angolo dove la luce era più fioca, dove una piccola insegna elettronica verde posta quasi sul soffitto era protagonista: Lì vi era l'ingresso delle scale d'emergenza.

Esso non aveva alcuna porta, e Gian riusciva a intravedere le scale in un ambiente decisamente più buio.

Sforzando la sua vista, Gian riuscì a scorgere un ombra che subito si mosse di scatto, come a salire quelle scale: "Ehi! Aspetta!" esclamò Gian che aveva fretta di vedere suo padre, ma che non sapeva esattamente dove trovarlo.

giovedì 23 aprile 2015

Gian di Mixpa - GIAN II

Quella mattina il traffico di Salonicco sembrava essere del tutto fermo, non ci voleva un fisico per capire che arrivare arrivare alla banca dove lavorava Morgan in tempo passando per l'università era scientificamente impossibile, il che non era cosa da poco visto che il suo odiato superiore lo avrebbe sicuramente punito in qualche modo per questo, ma Morgan non poteva lasciarli, così si rassegnò all'idea di fare tardi al lavoro.

Se avessero avuto un auto per anche Gian sarebbe stato tutto più semplice, ma il problema era sempre quello, un auto nuova ma anche usata non costava esattamente cinque soldi, e il costo della benzina era in continuo aumento, "presto si fermerà e tornerà a scendere" dicevano, ma nessuno ci credeva.

Morgan non disse più niente ma Gian intuì la situazione: "Ci puoi lasciare al bivio, da li ce la faremo a piedi"
"a piedi?!" esclamo Antony,
"No dai ragazzi, I corsi sono più importanti" replico Morgan,
"Si ma a me cominciano alle otto, tu devi stare là tra cinque minuti"
"No Gian, non ce la faresti"
"Si se andiamo a passo spedito"
"A passo spedito?!" ancora Antony,
"Si ma con questo traffico faccio tardi comunque" ribatté Morgan,
"Se ci accompagnassi lo faresti ancora di più e conosco le conseguenze" insistette Gian con tono deciso,
"Ma..." Provò a controbattere Morgan prima di essere interrotto da suo figlio,
"E comunque ho già deciso, con questo traffico sarà facilissimo scendere dalla macchina senza che tu possa fare niente".

Non di rado Morgan tornava a casa stanco e frustato a causa delle angherie che subiva, in particolare dal suo Capo, ma senza lo stipendio che gli assicurava, non sarebbero riusciti andare avanti. Fin dalla nascita di suo figlio, Morgan aveva sempre cercato di tenere suo figlio lontano dai suoi problemi così come avevano fatto i suoi genitori prima di lui, ma ogni volta che lui prendeva iniziative del genere per aiutarlo, questo lo feriva facendolo sentire un padre fallito.

Gian di Mixpa - GIAN I

"Ebbene si ricomincia" pensò Gian,"è già il terzo anno che frequento i corsi dell'università, e mi sa che ne avrò per almeno altri 2 anni, ma tutto sommato sono contento di ritornare, quest'estate non è stata proprio uno spasso."

La sveglia accanto al suo letto cominciò a suonare indicando le sette in punto, "bene, tra poco dovrebbe arrivare papà con le sue 3 bussate" e così fu: "Toc Toc Toc..." intonò il rumore sulla porta della camera "Gian svegliati che dobbiamo scendere!"
"Si un momento, fammi prendere le ciabatte!".

Gian si alzo dal suo letto abbastanza velocemente, ci si chinò vicino cerando le sue ciabatte sotto, senza trovarle, "Cavolo! Dove sono le ciabatte?"
"E lo chiedi a me?" Esclamo il padre dall'altra stanza.

L'assenza di una figura femminile in casa si sentiva, le 4 stanze che componevano l'appartamento, ovvero una cucina, le camere di Gian e suo padre, nonché il bagno naturalmente, erano tutte disordinate, non che la cosa gli desse fastidio, a parte in questi frequenti casi: "Sono vicino al divano Gian! Eppure non è la prima volta che le lasci qui!"
"Ma certo le ho lasciate lì, che stupido!".

In vero Gian non era affatto stupido, così come non lo è mai stato, ma non poteva fare a meno di pensare alle peculiarità della vita che conducevano lui e il padre in quel piccolo appartamento non molto distante dal centro di Salonicco, solo con un padre così giovane e senza una madre, non che ci stesse male, anzi, molti lo invidiavano pure: "Beato te che hai un padre con cui puoi giocare al Nintendo, senza nessuna racchia che ti rompa le scatole" la frase tipica, ma Gian ha sempre voluto almeno solo immaginare come sarebbe stata la sua vita se sua madre non fosse morta in quell'incidente.

venerdì 3 aprile 2015

Il Figlio Del Male - PRIMUS I

Nell'aria si respirava un clima sempre più teso e festoso allo stesso tempo, l'atrio del palazzo reale era pieno di persone ansiose di vedere come sarebbe andato a finire il duello che di lì a poco si sarebbe svolto, mentre le imponenti colonne di pietra che sorreggevano l'altrettanto elevato soffitto guardavano tutto dall'alto, compreso Auxentios, il signore di Jiut, uno dei sistemi fiore all'occhiello di tutta l'Alleanza Oriana.

Lui stava lì, seduto sul suo trono di pietra, in cima a dalle scalinate su cui scendeva un tappeto rosso fuoco steso per l'occasione dall'altare per tutto il pavimento dell'atrio del palazzo fino al portone attraverso cui sarebbe dovuto entrare lo sfidante, il solo, oltre al signore stesso, a cui sarebbe stato permesso mettere piede e stendervici se avesse fallito.

Benché fossero tenuti a far silenzio, gli Oriani presenti nell'atrio non riuscivano a trattenersi dal mormorare l'un l'altro "chi vincerà?", "Riuscirà Auxentios a difendere il suo titolo ancora una volta?", persino i membri del consiglio di Jiut, scelti da lui stesso tra gli Oriani più saggi, che avrebbero dovuto dare il buon esempio, nonostante fossero posizionati alla sinistra del signore, così vicini a lui, non erano lungi dal mormorare tra di loro, tanto che Auxentios dovette volgere il capo verso di loro sbattendo per terra una volta la lancia dorata che teneva in pugno, facendo eco in tutto l'atrio del palazzo al suono del quale tutti si ammutolirono e lui, volgendo nuovamente il capo verso il portone del palazzo, accennò un sorriso.

Direttamente sopra al trono e alla testa del signore vi era una finestra rotonda, la cui luce cadeva in quel giorno parallelamente all'atrio del palazzo, illuminando man mano che passava il tempo, tutto il tappeto rosso, fino a che arrivò a toccare il portone, e fu in quel momento, in quella luce, che il portone cominciò lentamente ad aprirsi spinto dai soldati che erano fuori a fargli da guardia.

Quando il bagliore della luce si affievolì all'aprirsi del portone, tutti gli Oriani presenti nell'atrio reale ed il suo signore si voltarono potendo così scorgere la sagoma scura dello sfidante che si illumino quando entrò nella luce della finestra rotonda.