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lunedì 20 luglio 2015

Il Figlio Del Male - SOGNO I

E' notte fonda, Gian si trova d'avanti all'ospedale AEHPA di Salonicco, un edificio immenso, più grande di quanto se lo ricordasse, centinaia di finestre da cui usciva una luce che illuminava l'edificio stesso ma gettando allo stesso tempo nel buio tutto ciò che lo circondava.

Gian era li per un motivo: era successo qualcosa di grave, "Mio Padre!" pensò, "Devo andare a vedere subito come sta!", così affrettò il passo verso l'entrata che era proprio di fronte a lui, due porte scorrevoli si aprirono lasciandolo entrare.

Si ritrovò nella reception dell'ospedale, ma non c'era nessuno, nessuno a ricevere chi sarebbe entrato dietro al bancone, che si trovava subito d'avanti l'entrata, nessuno ad aspettare di poter vedere il proprio caro sulle numerose sedie, che si trovavano a lato dell'entrata.

L'assenza di persone in quella stanza, il silenzio totale che regnava in quell'ambiente, il pavimento, i muri e il soffitto dal colore chiaro, rendevano in qualche modo la forte luce che illuminava la reception quasi accecante in qualunque direzione Gian volgesse il suo sguardo, c'era solo un angolo dove la luce era più fioca, dove una piccola insegna elettronica verde posta quasi sul soffitto era protagonista: Lì vi era l'ingresso delle scale d'emergenza.

Esso non aveva alcuna porta, e Gian riusciva a intravedere le scale in un ambiente decisamente più buio.

Sforzando la sua vista, Gian riuscì a scorgere un ombra che subito si mosse di scatto, come a salire quelle scale: "Ehi! Aspetta!" esclamò Gian che aveva fretta di vedere suo padre, ma che non sapeva esattamente dove trovarlo.

venerdì 3 aprile 2015

Il Figlio Del Male - PRIMUS I

Nell'aria si respirava un clima sempre più teso e festoso allo stesso tempo, l'atrio del palazzo reale era pieno di persone ansiose di vedere come sarebbe andato a finire il duello che di lì a poco si sarebbe svolto, mentre le imponenti colonne di pietra che sorreggevano l'altrettanto elevato soffitto guardavano tutto dall'alto, compreso Auxentios, il signore di Jiut, uno dei sistemi fiore all'occhiello di tutta l'Alleanza Oriana.

Lui stava lì, seduto sul suo trono di pietra, in cima a dalle scalinate su cui scendeva un tappeto rosso fuoco steso per l'occasione dall'altare per tutto il pavimento dell'atrio del palazzo fino al portone attraverso cui sarebbe dovuto entrare lo sfidante, il solo, oltre al signore stesso, a cui sarebbe stato permesso mettere piede e stendervici se avesse fallito.

Benché fossero tenuti a far silenzio, gli Oriani presenti nell'atrio non riuscivano a trattenersi dal mormorare l'un l'altro "chi vincerà?", "Riuscirà Auxentios a difendere il suo titolo ancora una volta?", persino i membri del consiglio di Jiut, scelti da lui stesso tra gli Oriani più saggi, che avrebbero dovuto dare il buon esempio, nonostante fossero posizionati alla sinistra del signore, così vicini a lui, non erano lungi dal mormorare tra di loro, tanto che Auxentios dovette volgere il capo verso di loro sbattendo per terra una volta la lancia dorata che teneva in pugno, facendo eco in tutto l'atrio del palazzo al suono del quale tutti si ammutolirono e lui, volgendo nuovamente il capo verso il portone del palazzo, accennò un sorriso.

Direttamente sopra al trono e alla testa del signore vi era una finestra rotonda, la cui luce cadeva in quel giorno parallelamente all'atrio del palazzo, illuminando man mano che passava il tempo, tutto il tappeto rosso, fino a che arrivò a toccare il portone, e fu in quel momento, in quella luce, che il portone cominciò lentamente ad aprirsi spinto dai soldati che erano fuori a fargli da guardia.

Quando il bagliore della luce si affievolì all'aprirsi del portone, tutti gli Oriani presenti nell'atrio reale ed il suo signore si voltarono potendo così scorgere la sagoma scura dello sfidante che si illumino quando entrò nella luce della finestra rotonda.