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giovedì 23 aprile 2015

Gian di Mixpa - GIAN II

Quella mattina il traffico di Salonicco sembrava essere del tutto fermo, non ci voleva un fisico per capire che arrivare arrivare alla banca dove lavorava Morgan in tempo passando per l'università era scientificamente impossibile, il che non era cosa da poco visto che il suo odiato superiore lo avrebbe sicuramente punito in qualche modo per questo, ma Morgan non poteva lasciarli, così si rassegnò all'idea di fare tardi al lavoro.

Se avessero avuto un auto per anche Gian sarebbe stato tutto più semplice, ma il problema era sempre quello, un auto nuova ma anche usata non costava esattamente cinque soldi, e il costo della benzina era in continuo aumento, "presto si fermerà e tornerà a scendere" dicevano, ma nessuno ci credeva.

Morgan non disse più niente ma Gian intuì la situazione: "Ci puoi lasciare al bivio, da li ce la faremo a piedi"
"a piedi?!" esclamo Antony,
"No dai ragazzi, I corsi sono più importanti" replico Morgan,
"Si ma a me cominciano alle otto, tu devi stare là tra cinque minuti"
"No Gian, non ce la faresti"
"Si se andiamo a passo spedito"
"A passo spedito?!" ancora Antony,
"Si ma con questo traffico faccio tardi comunque" ribatté Morgan,
"Se ci accompagnassi lo faresti ancora di più e conosco le conseguenze" insistette Gian con tono deciso,
"Ma..." Provò a controbattere Morgan prima di essere interrotto da suo figlio,
"E comunque ho già deciso, con questo traffico sarà facilissimo scendere dalla macchina senza che tu possa fare niente".

Non di rado Morgan tornava a casa stanco e frustato a causa delle angherie che subiva, in particolare dal suo Capo, ma senza lo stipendio che gli assicurava, non sarebbero riusciti andare avanti. Fin dalla nascita di suo figlio, Morgan aveva sempre cercato di tenere suo figlio lontano dai suoi problemi così come avevano fatto i suoi genitori prima di lui, ma ogni volta che lui prendeva iniziative del genere per aiutarlo, questo lo feriva facendolo sentire un padre fallito.

Gian di Mixpa - GIAN I

"Ebbene si ricomincia" pensò Gian,"è già il terzo anno che frequento i corsi dell'università, e mi sa che ne avrò per almeno altri 2 anni, ma tutto sommato sono contento di ritornare, quest'estate non è stata proprio uno spasso."

La sveglia accanto al suo letto cominciò a suonare indicando le sette in punto, "bene, tra poco dovrebbe arrivare papà con le sue 3 bussate" e così fu: "Toc Toc Toc..." intonò il rumore sulla porta della camera "Gian svegliati che dobbiamo scendere!"
"Si un momento, fammi prendere le ciabatte!".

Gian si alzo dal suo letto abbastanza velocemente, ci si chinò vicino cerando le sue ciabatte sotto, senza trovarle, "Cavolo! Dove sono le ciabatte?"
"E lo chiedi a me?" Esclamo il padre dall'altra stanza.

L'assenza di una figura femminile in casa si sentiva, le 4 stanze che componevano l'appartamento, ovvero una cucina, le camere di Gian e suo padre, nonché il bagno naturalmente, erano tutte disordinate, non che la cosa gli desse fastidio, a parte in questi frequenti casi: "Sono vicino al divano Gian! Eppure non è la prima volta che le lasci qui!"
"Ma certo le ho lasciate lì, che stupido!".

In vero Gian non era affatto stupido, così come non lo è mai stato, ma non poteva fare a meno di pensare alle peculiarità della vita che conducevano lui e il padre in quel piccolo appartamento non molto distante dal centro di Salonicco, solo con un padre così giovane e senza una madre, non che ci stesse male, anzi, molti lo invidiavano pure: "Beato te che hai un padre con cui puoi giocare al Nintendo, senza nessuna racchia che ti rompa le scatole" la frase tipica, ma Gian ha sempre voluto almeno solo immaginare come sarebbe stata la sua vita se sua madre non fosse morta in quell'incidente.