"Ebbene si ricomincia" pensò Gian,"è già il terzo anno che frequento i corsi dell'università, e mi sa che ne avrò per almeno altri 2 anni, ma tutto sommato sono contento di ritornare, quest'estate non è stata proprio uno spasso."
La sveglia accanto al suo letto cominciò a suonare indicando le sette in punto, "bene, tra poco dovrebbe arrivare papà con le sue 3 bussate" e così fu: "Toc Toc Toc..." intonò il rumore sulla porta della camera "Gian svegliati che dobbiamo scendere!"
"Si un momento, fammi prendere le ciabatte!".
Gian si alzo dal suo letto abbastanza velocemente, ci si chinò vicino cerando le sue ciabatte sotto, senza trovarle, "Cavolo! Dove sono le ciabatte?"
"E lo chiedi a me?" Esclamo il padre dall'altra stanza.
L'assenza di una figura femminile in casa si sentiva, le 4 stanze che componevano l'appartamento, ovvero una cucina, le camere di Gian e suo padre, nonché il bagno naturalmente, erano tutte disordinate, non che la cosa gli desse fastidio, a parte in questi frequenti casi: "Sono vicino al divano Gian! Eppure non è la prima volta che le lasci qui!"
"Ma certo le ho lasciate lì, che stupido!".
In vero Gian non era affatto stupido, così come non lo è mai stato, ma non poteva fare a meno di pensare alle peculiarità della vita che conducevano lui e il padre in quel piccolo appartamento non molto distante dal centro di Salonicco, solo con un padre così giovane e senza una madre, non che ci stesse male, anzi, molti lo invidiavano pure: "Beato te che hai un padre con cui puoi giocare al Nintendo, senza nessuna racchia che ti rompa le scatole" la frase tipica, ma Gian ha sempre voluto almeno solo immaginare come sarebbe stata la sua vita se sua madre non fosse morta in quell'incidente.
Gian non sapeva nulla di sua madre, se non che fosse bionda come lui naturalmente, visto che suo padre aveva I capelli nerissimi, ma lui non ne ha mai parlato, ne è sembrato mai volerlo fare, e dopo anni d'insistenza, arrivato ad un certo punto, Gian comprese che forse, avendo vissuto un trauma che non è riuscito a superare, meritasse tutta la comprensione possibile.
Quando accadde quell'incidente, suo padre, Morgan, aveva solo 19 anni, avrebbe potuto affidare suo figlio a qualcuno, ma decise di crescerlo lui stesso, da solo, e grazie a lui, ora Giansen poteva seguire tutti corsi che potevano portarlo a diventare un dottore in fisica quantistica.
"Non vedo l'ora di prendere questa stra benedetta Laurea"
"Ed io non vedo l'ora che tua ti decida a mangiare quelle brioches sulla tavola" Incalzò il padre sentendolo "ecco le tue ciabatte" disse entrando nella camera con le verdi ciabatte di Gian tra le dita.
"Grazie" rispose Gian.
Infilatosi le sue ciabatte, Gian usci dalla stanza entrando direttamente in cucina e nella nuvola dell'odore paradisiaco emanato dalle brioches ancora calde, illuminate da una luce altrettanto calda del sole che passava attraverso una piccola finestra che affacciava sulle strade di Salonicco, rendendole ancora più invitanti.
L'appartamento non si affacciava su alcuno dei paesaggi che poteva offrire la città di Salonicco, essendo circondato da altri palazzi, ma a quell'ora, il sole entrava dalla finestra andando diritto sulla tavola, rendendo la colazione al mattino un momento magico, così Gian si avvicinò piano piano al tavolo godendosi quel magnifico odore, ne distanziò la sedia per sedersi, ma proprio mentre stava per farlo "Errrrr".
Il suono del loro citofono striminzito interruppe il silenzio "Gian sono in bagno va a vedere chi è"
"E chi può mai essere..." Gian si alzo dalla sedia e si diresse al citofono vicino alla pota d'ingresso, 4 o 5 passi più lontano.
"Chi e?" Disse non appena alzò la cornetta del citofono,
"Sono io!" risuonava la voce di qualcuno estremamente familiare.
"Non conosco nessun IO"
"Dai scemo sono Antony! Cosa aspetti a scendere?"
"Non sono ancora pronto" Gli disse Gian dopo essersi sentito chiamare scemo per la seconda volta in 5 minuti.
"Ma come? Non avevi detto che ti saresti svegliato alle sette?"
"Sono le sette e cinque!" Esclamò Gian,
"Appunto!" rispose Antony facendo altrettanto.
"Sali va, che è meglio...".
Gian gli aprì il portone, si avvio verso la sedia e le agognate brioches, ma una volta seduto, Il campanello della porta lo interruppe nuovamente: "Aaah... Mi son dimenticato di aprire la porta" disse rimproverando se stesso.
Cosi si alzo di nuovo ed andò ad aprire la porta ed eccolo lì, Antony, pimpante che sembrava dovesse andare ad uno dei sui amati MotorShow "Allora? Pronto?" disse non appena vide Gian.
"Non lo vedi? Sto ancora in pigiama!" rispose indicando il suo abbigliamento.
"Ah, Già!" quasi come si fosse dimenticato cosa fosse un pigiama.
"Ma non dicevi che finito il Liceo ti saresti trovato un lavoro?" Gli chiese Gian notando l'energetica attitudine del suo amico " Ti ricordi I progetti dell'officina?"
"Ehm si..." rispose Antony incerto "sto raccogliendo I fondi!"
"Di questo passo fai prima a cercarli per terra!" Notò giustamente Gian" Speri di trovarli accompagnandomi?"
"Potrei, all'università c'è tanta gente piena di soldi!" Rispose con una livello di fiducia che rasentava il ridicolo "E poi devo accertarmi che finito di studiare, non ricominci a studiare!"
"Ancora con questa storia del Distrattore personale? Non siamo piú al Liceo!"
"Ehi! è solo grazie a me che non sei diventato matto sotto tutti quei libri!"
"E' solo grazie a me che ti sei diplomato" Il tutto mentre erano sull'uscio della porta dell'appartamento.
Quando cominciavano erano capaci di continuare all'infinito, quasi come a fare a gara a chi fosse più strambo, forse è stato proprio questo che li ha tenuti uniti tutto questo tempo, ma finalmente la voce di Morgan proveniente dal bagno li interruppe: "Gian! Credo che il tubo sotto il lavello si sia svitato di nuovo, aiutami a tenerlo fermo!".
Gian così si allontanò dall'uscio della porta andando verso il bagno facendo entrare Antony che subito notò le brioches sul tavolo e esclamando "Hmmm... Brioches!".
Gian si inginocchio per tenere fermo il tubo del lavello mentre Morgan lo avvitava con le mani, un giro, due, tre finché non cominciò a fare resistenza "Ecco ora dovrebbe essere a posto per almeno una settimana".
Il fai da te era ormai abitudine a casa Gavriil, "Se fai da te, fai per tre" diceva Morgan al fine di risparmiare il denaro per pagare esperti in qualsiasi tipo di commissione, lui non guadagnava molto nella banca in cui lavorava e la borsa di studio di Gian non alleggeriva molto la situazione, ma si facevano bastare quello che avevano, in fondo una buona brioche calda al mattino era capace da sola di rendere buona una giornata.
Così mentre Morgan si asciugava, Gian si alzò e si diresse finalmente verso le sue Brioches che quasi vedeva ancora lì sul tavolo, quasi... il miraggio è qualcosa che desideri ardentemente, infatti si dovette prima sedere per constatare la situazione "E' vuoto..." disse "Questo piatto è fottutamente vuoto..."
"Le ho mangiate io" disse Antony soddisfatto, seduto comodamente sul divano d'avanti al televisore acceso "Erano buone!" disse esprimendo il suo apprezzamento.
"Lo so che erano buone..." rispose quasi a bassa voce Gian "Ed erano anche le mie Antony!" continuò esprimendo il suo disprezzo con voce non più tanto bassa.
Non c'era alcun intenzione beffarda in quell'atto, infatti Antony non aveva molto tatto, ma riusciva subito a capire quando qualcosa infastidiva veramente Gian, solo a fatti compiuti purtroppo, anche se in quella situazione non era molto difficile da presupporre, "Cavolo scusami! Le vedevo così sole e invitanti!"
Non era decisamente una buona giornata pensò Gian notando come fosse strano quanto poco ci voglia a far cambiare completamente prospettiva su di una giornata: prima ti svegli contento di cominciarne una nuova e dieci minuti dopo metti in dubbio il senso di tutto quello che stai facendo, ma Gian sapeva perché doveva laurearsi in fisica: L'energia.
Fin da piccolo Morgan gli aveva sempre spiegato quanto fosse grave il problema energetico sulla Terra, e Gian, che nella sua camera accanto al poster dell'uomo ragno aveva quello di Einstein, aveva tutta l'intenzione di risolverlo, senza alcuna paura di seguire un utopia, gli bastava pensarci un attimo per darsi la forza di continuare "Vado a vestirmi..." disse Gian rassegnato.
Antony non aveva alcuna idea di cosa fosse il senso di colpa, continuò infatti a guardare imperterrito la TV "Non ho mai capito perché quando la bagnina va a salvare qualcuno, rallentano il tempo"
Gian che stava passando dietro al divano glielo fece notare: "Non credo che chi guardi questo show sia molto interessato alla sua storia" non riuscendo comunque a farglielo capire.
Nel frattempo Morgan, appena uscito dal bagno, disse: "Gian, smettila di guardare porcherie in TV e vatti a vestire, tra poco dobbiamo scendere"
Gian non badava al tono imperativo usato dal padre, ci era abituato, si diresse così come già stava facendo verso la sua stanza.
L'armadio era di fronte la porta, già semi aperto, pieno camicie di tutti i tipi. Gian aveva sempre amato portare camicie, per lo più bianche o di colori comunque chiari. Ne prese una a caso, prese un Jeans, e poi prese l'elemento più importante del suo abbigliamento, I suoi grandi e tondissimi occhiali da vista, non che fosse un fan di John Lennon, ma Gian aveva spesso dei problemi a mettere a fuoco, e quegli occhiali facevano proprio al caso suo, offrendogli comodità ed un ampio campo visivo. A sinistra dell'armadio, all'angolo con la finestra della sua stanza, c'era la scrivania, su cui Gian aveva appoggiato la sua borsa nera già bella e preparata con tutto quello che occorre ad uno studente di fisica come si deve. La prese, la mise in spalla ed usci dalla stanza pronto per scendere.
"Ecco il dottore!" Esclamo Antony ancora bello comodo sul divano, Morgan stava finendo di a farsi la cravatta d'avanti lo specchio vicino l'attacca panni e la porta d'ingresso, un elemento essenziale per chi lavorava in un ambiente come il suo, elemento che aveva sempre sostenuto servisse solo a far sentire I dipendenti ancora più strozzati. una volta finito disse "Ecco fatto, scendiamo ragazzi".
